Dopo un mese di ri-convivenza coi miei mi rendo conto che stare qui non fa più per me.
Non ho nessun diritto dentro queste mura di periferia.
Se non parlo, credo sia meglio per tutti.
(Non sono depresso. Semplicemente incazzato come una iena i cui coglioni sono stati calpestati da un caterpillar di passaggio il giorno del suo compleanno)
C'ho la tachicardia. Non so da quanto tempo non capitava ma la mia domenica di giugno ha un beat più veloce.
Il non avere nulla di chiaro di fronte a me, o dentro di me, mi porta sempre ad essere ansioso.
Se non posso prevedere quello che capiterà da qui a poco, divento una larva, non riesco a connettere cuore e cervello. Odio vivere sprazzi di vita nel buio totale dell' incertezza (non mia ma generale).
So già cosa voglio fare nella mia vita futura, so cosa mi aspetta a settembre: il test, l'attesa del risultato del test, una facoltà ed un ambiente totalmente nuovi per me e che so già che, nel migliore dei casi, potranno rendermi felice.
Tutto ciò che mi angoscia riguarda il presente e l'immediato futuro che mi sta scappando rovinosamente di mano.
E questa continua incertezza (il corsivo sta a significare il senso lato del termine) di ciò che mi potrebbe accadere da qui a poco tempo dopo, mi accompagna da circa due mesi a questa parte, cioè da quando ho deciso di cambiare e dare un'altra piega alla mia vita in modo da darne di conseguenza un'altra al mio futuro.
Mi hanno fatto notare quelli che io adesso, col senno di poi, chiamo effetti collaterali: sto cambiando.
Non so se sto crescendo. Ma sto cambiando e cambia tutto quello che c'è attorno a me. Mi hanno fatto notare che sono totalmente diverso rispetto all'estate scorsa. Mi è stato fatto notare (e qui la smetto con le anafore, giuro!) che non riesco più a esprimere i miei sentimenti; l'affetto, il rispetto e l'attaccamento ad una persona; non parlo più allo stesso modo (e qui non penso che stia influendo la vita torinese perché io noto soltanto un' accentuazione della mia cadenza siciliana e dei suoni che la contraddistinguono - spesso elementi per prendermi facilmente per il culo e per cui ho smesso di prendermela da un pezzo); non scrivo più allo stesso modo.
Mi è stata messa la pulce nell'orecchio sul mio (spero ipotetico!) conformarmi agli altri e alle persone che mi stanno attorno, assorbendone troppe caratteristiche che mi diversificano rispetto al Davide-versione-base.
Pensando a questa cosa ed avendo i dubbi su quello che sarà di me prossimamente, mi viene solo da pensare dove andrò a finire a breve e se davvero ho perso quello spicchio di personalità che mi contraddistingueva.
Mi ritenevo una persona originale.
Ma adesso non ci credo più di tanto.
No, non dirò mai Che ne sarà di me? con la zeppola come Muccino. Se mai dovessi dirlo, Bin, sei autorizzato a far esplodere uno dei tuoi sotto la mia scrivania.
Manco da tanto.
Questa pagina è stata visitata da me medesimo poche volte negli ultimi mesi per la sola ragione di non volerla totalmente dimenticare. Cosa che comunque è stata. Sono cambiate moltissime cose nella mia vita e guardandomi indietro vedo che non è stato un periodo facile. L'elemento 'cambiamento' è una costante nella mia vita ed in questo momento mi sento tanto come un lavoratore precario che passa da un boss ad un altro in cerca di stabilità. Mi piace il cambiamento, le continue sorprese (piacevoli) ma credo di aver bisogno anche io di una certa stabilità, di fermarmi a pensare a me stesso e di decidere di fare una cosa e farla una volta per tutte, portandola a termine.
L'ultima volta che mi sono fermato a pensare ha dato i suoi frutti. Ho lasciato definitivamente ingegneria edile per andare verso la mia vera passione, coltivata in sordina in questi ultimi 3 anni: la fotografia, la grafica e tutto ciò quello che concerne queste due discipline, a volte legate fra loro. Quando ho preso questa decisione non sono stato sempre sostenuto, specie dai miei e da certe persone che mi dicevano fosse troppo tardi a 22 anni cominciare da zero e ricominciare da capo, soprattutto con gli studi di liceo scientifico che mi ritrovavo alle spalle. Ma sinceramente non me ne sono curato poi così tanto, nè delle opinioni nè di queste persone. Miei genitori compresi. Ho lasciato l'università in febbraio e ho atteso/attendo tutt'ora settembre, passando da un colloquio ad un lavoretto occasionale di un paio di giorni al mese ben retribuito.
Mi sono messo a confronto col mondo del lavoro, quello spicciolo, quello diretto, quello dei colloqui e delle prese per il culo e dei sottopagamenti. In conclusione ho dovuto mio malgrado abbandonare Torino, così poco raccontata a me stesso in questa pagina della rete, ma tanto amata e tornare a casa, nell'attesa del fatidico settembre. Che poi, pensandoci, è il mese che segna la fine di un ciclo e l'inizio di un altro totalmente diverso. Come me. persone a me carissime mi hanno fatto notare che sono nettamente cambiato rispetto all'anno scorso. Riflettendo, capisco e mi rendo conto di quanto ogni singolo evento della propria vita, per quanto esaurito e dimenticato, lasci una traccia, anche minima, in una persona. Ed è successo anche a me.
Adesso cerco un mio equilibrio totale, nella mia vita affettiva e nella mia vita sociale, nella mia famiglia in cui non riesco più a stare purtroppo, dopo 3 anni fuori casa, e nella mia vita da studente.
Adesso, sto a casa. A Modica. In quella città che nell'ultimo anno ho rinnegato come mai negli anni precedenti. Cerco di riabituarmi forzatamente ed ad impiantare certi miei stili di vita in queste mura che non mi avevano mai visto così. Forse sto crescendo. O forse no.
I wanna believe in someone
I wanna believe in something
I wanna believe that i can
(Innerpartysystem - What We Will Never Know)
E' un magnate dell' economia del suo paese. Ha un harem di mignotte personale. Si comporta da sultano. Ora io umilmente mi chiedo: "Come mai Berlusconi, invece che in Italia, non s'è candidato alla presidenza del consiglio degli Emirati Arabi?"
Non scrivo da tanto, che orrore.
Questo blog ormai è come le rovine di Pompei: l'hanno visto tutti, è disabitato da secoli, e chi ci va si annoia.
(cit. A.G. aka C.S.)
Dopo aver torturato per settimane il mio coinquilino, i miei colleghi di università e monopolizzato frase personale di MSN.. ops... Windows Live Messenger, status su Facebook e Twitter (della serie: ho una vita piatta e banale, mi lamento e lo devono sapere tutti), finalmente mi son fatto tosare.
Lo si può notare: del mio barbiere ho già parlato. E' inevitabile che io ne riparli: è come andare in India e scoprire un mondo diverso piano piano.
Il nome "Tocco Magico" dice tutto di sè e dell'ambiente.
Questa volta mi son focalizzato su due cose:
1. il nome è "Magico Tocco" e non "Tocco Magico" come credevo io. Ho raggiunto nuovi orizzonti dello scibile umano dopo aver scoperto questa cosa.
2. Da quel posto passano sempre e solo tamarri. Esempio: c'era uno con le scarpe nere, con le cuciture a rombi ('rifinitura diamante' ci suggerisce Giorgio Mastrota nelle sue imperdibili cronache eminflexiane), i buchi per i lacci col bordino dorato scintillante e ovviamente le cuciture dorate, altrettanto scintillanti.
Io non mi capacito del fatto [è utile tenere uno Zanichelli-mignon sotto al cuscino: assorbo lingua italiana per osmosi (non è vero: il mio ultimo vocabolario risale al liceo. I vocabolari sono quelli a forma di piramide tronca, vero?)] che chi entri lì abbia già un taglio perfetto e ne esca con un taglio de merda (tranne me, ovviamente, e il mio coinquilino, venuto con me per eguali esigenze di sfoltimento).
Più di una volta mi son ritrovato a pensare "Che bello il taglio di quel tizio".
Pensata questa frase, in un batter d'occhio il taglio era totalmente stravolto e riverso alla tamarraggine assoluta. Come se non bastasse, il viso di colui che ha il nuovo taglio tamarro in testa trasuda felicità e soddisfazione per un lavoro ben fatto.
Adesso, visto che io non sono la perfezione (ma potrei esserlo: è che m' annoia) mi metto in discussione e penso: sarò io che sono ormai fuori moda coi miei tagli sempliciotti?
Devo forse uniformarmi alla cresta alta come la Mole Antonelliana o al ciuffo tremendamente emo come Zacchèfron?
Io vorrei conservare un tocco (magico) di dignità.
Faccio male?
Aggiornamento:
[sempre da Repubblica.it di oggi]
La smentita di Palazzo Chigi. In tarda serata, una nota di Palazzo Chigi ha smentito i media che hanno riportato la battuta del premier. "La frase che il presidente Berlusconi ha detto sottovoce al presidente Sarkozy durante la conferenza stampa a Villa Madama, mentre si stava parlando del riconoscimento in Italia dei baccalaureati, era semplicemente: "Tu sais que j'ai ètudiè à la Sorbonne" ("tu sai che ho studiato alla Sorbona"). Al presidente Berlusconi hanno dato l'oscar della volgarità che non meritava. A loro spetta invece l'oscar della denigrazione che si meritano appieno". Per la precisione, Berlusconi (laureato alla Statale di Milano) alla Sorbona ha frequentato un corso estivo.
MAVVAFFANCULOVA' [da Sostanzialmenteilsolito.com di oggi]
[da Repubblica.it del 27/02/09]
"Io ti ho dato la tua donna". Era rimasta una battuta sussurrata da Silvio Berlusconi a Nicolas Sarkozy in conferenza stampa, durante il vertice italo-francese che si è svolto martedì a Villa Madama. Nessuno, o quasi, era riuscito a carpirla. Il Cavaliere aveva interrotto per qualche secondo il presidente francese mentre stava illustrando i risultati del summit.
"Io e Silvio Berlusconi - spiegava in quel momento Sarkozy - abbiamo fatto riconoscere l'omologazione dei diplomi superiori che finora non c'era...". Il premier si era allora avvicinato, pronunciando a bassa voce una frase, che immediatamente Sarkozy aveva liquidato con un sorriso imbarazzato. Il capo dell'Eliseo era tornato frettolosamente al suo discorso ufficiale, tagliando corto: "Non sono sicuro di dover ripetere".
La misteriosa battuta ha però suscitato la curiosità dei media francesi. Mercoledì sera la trasmissione serale di Canal +, "Le Grand Journal", ha tradotto il labiale di Berlusconi, ricostruendo le esatte parole. "Moi je t'ai donné la tua donna", avrebbe detto il Cavaliere mischiando le due lingue. L'allusione all'italianità di Carla Bruni come fosse un bene da esportazione non è evidentemente piaciuta a Sarkozy. E neppure ai presentatori francesi che hanno costruito sulla gaffe una serie di ironie, assegnando a Berlusconi "l'Oscar della volgarità".
La Bruni, d'altra parte, non aveva nascosto in passato il fastidio per quello che i francesi chiamano "humour déplacé", ironia fuori luogo, del premier. L'8 novembre, dopo che il Cavaliere aveva lodato "l'abbronzatura" di Obama, la first lady aveva confessato la soddisfazione di essere diventata francese."
Qualcuno gli tappi la bocca! Il ritmo di cazzate pronunciate dal nano malefico sta aumentando vertiginosamente.