Home »
ermeticocomeuntupperwareTag correlati:
torino,
al solito,
enumerazione di fatti,
yuppi,
post-cena,
samma,
perlacomprensionedipochi,
pessimismo ghepardiano,
accidia,
argh,
musica,
ottuso,
mondo,
ottimismo,
good morning
Più provo a togliermi certe cose dalla testa, meno ci riesco, di qualunque cosa si tratti. A volte ho dei risultati, a volte ottengo quelli totalmente contrapposti e opposti alle mie esigenze e a quello che dovrebbe essere.
E' il dramma di dover fare le cose forzatamente. Quelle dannate cause di forza maggiore, le quali sono quelle che ti obbligano a fare altro. Altro dove non devi seguire nè la testa nè il cuore, ma una direzione ben precisa, forzata. Un senso unico e obbligato che non ha nè un bivio nè una traversa che tu possa scegliere di percorrere alternativamente.
Magari è la strada migliore da percorrere ma tu non la vuoi proprio percorrere, è questo il guaio.
Tu volevi andare da tutt'altra parte e invece, dopo averti dato uno strappo, ti rendi conto che ti hanno lasciato nella strada sbagliata e che non ti resta che seguire quella. Perché chi ti ha dato lo strappo non c'è più e non hai nessuna mappa o navigatore con te. Quindi o resti fermo a guardare la strada che va verso l'infinito, tipo quelle bellissime autostrade dell' America, quelle che passano in mezzo ai deserti e alle Montagne Rocciose, o cammini.
Magari zoppichi pure. E ti fermerai una marea di volte a guardare da dove sei venuto, da dove sei partito. Ti rendi conto di essere sempre più lontano dal punto di partenza e a mano a mano, passo dopo passo, ti accorgi che il punto di partenza cominci a non vederlo proprio più. Ti ritrovi con due orizzonti, uno davanti e l'altro dietro. L' unica cosa che ti rimane da fare sulla strada, da solo, è continuare a camminare, con la speranza di trovare uno svincolo autostradale, una di quelle rampe curve che ti portano su tutt'altra strada o che ti fanno proprio fare inversione di marcia e tornare meravigliosamente al punto di partenza, dove c'è magari un auto con le "4 frecce" accese che ti aspetta. Tutto questo poi, fra un po'. Devi ancora camminare. Sai che ci sono queste due sopraelencate possibilità. Non sai però che tempi ci sono per imbattersici.
Mi aspetto belle cose da questa giornata a Milano. Non mi importa di che natura siano. Oggi voglio ridere e, cazzo, voglio riuscirci a star bene anche qui, coi miei amici che mi sono mancati davvero tanto fino a poco più di 24ore fa e che adesso ho a disposizione per una settimana circa.
Non mi importa cosa capiterà oggi. Voglio solo che, quando capiterà (e capiterà!) che mi specchierò in una vetrina per sistemarmii capelli sulla facci io abbia il sorriso residuo da una battuta, da un momento allegro o da qualsiasi altra cosa mi abbia provocato buon umore poco prima.
Nonostante tutto.
Nonostante sia tutto palese ormai.
Non ricordo con chi ho affrontato il discorso circa l'anno 2009 come anno del giro di boa, cioè del cambiamento netto, deciso, forte, stravolgente.
So solo che la mia vita è un continuo cambiamento di coordinate e spesso vorrei tanto trovare la bonaccia, per poter vedere le vele cadere sgonfie e per dire 'ci siamo fermati!'.
C'è chi cerca sempre la novità nella vita. Cerca magari un nuovo stimolo o qualcosa di diverso che possa dare un po' di movimento, una scossa a tutto quello che si vive giorno per giorno. Ne facevo parte anche io, di queste persone, ed è per questo che capisco bene un periodo di quel genere.
Però arrivi ad un punto in cui, pur non avendo finito le forze, potresti continuare a cercare qualcosa di nuovo e di differente per te. Ma non ce la fai più: perché sei stanco.
Sono stanco. Ho sonno, se proprio dobbiamo rimanere nel perimetro di questa metafora. Avrei la forza di condurmi avanti, di cercare nuovi stimoli come in realtà faccio giorno per giorno e soprattutto in questo periodo della mia vita, l'estate.
Per quanto contraddittorio io possa sembrare adesso, per la prima volta dopo un sacco di tempo, sento di dovermi fermare.
Mi manca la tranquillità: casa, amore, università sono tutti aspetti che quest'anno hanno influito su di me come non mai, conducendomi a scelte più o meno dure o difficili da comunicare, scontrandomi contro cose che si sono poi rivelate illusioni o mancate aspettative.
Per la prima volta in vita mia non faccio progetti di nessun tipo. Non riesco più a razionalizzare tutto. Se faccio progetti, ho imparato, è ovvio che io mi metta davanti degli obiettivi ben precisi. Però puntualmente non ce la faccio a raggiungerli e quindi si scatena tutta una sorta di pessimismo cosmico interno che mi fa pensare a Leopardi come ad un pivello.
Parlando con una persona a me molto cara, ultimamente, noto che il mio cambiare si nota dall'esterno. Si nota dalle mie parole, dai miei discorsi, dal mio pormi con la gente, anche quella che non conosco, in maniera totalmente differente e in un modo che mi è valso la frase tipica di certe persone che ti conoscono bene: "non ti riconosco più. Un mese fa avresti detto perfettamente il contrario".
E' vero. Ma ritengo che non ci sia nulla di negativo. Anzi. Non so se dare il merito di questo mio cambiamento, o solo qualche aspetto di esso, ad una persona in particolare, che è riuscita, non so come, a sboccare qualcosa. A togliere le strozzature.
So che per adesso mi va bene tutto. Mi va bene uscire e fare totalmente niente: alla fine conta con chi esci, non cosa fai. Mi va bene stare a guardare: forse era ora della panchina, del riposo e dell'attesa di un prossimo cenno del mister.
Mi va bene questa stasi, perché in questa zona di bonaccia, in questa mia post-adolescenza, ho trovato qualcosa di bello e non mi importa se sia condiviso oltre che da me. So che è un bel momento e vedo che scatena in me cose che avevo dimenticato.
Forse mi rispecchio tanto in questa frase di Saturno Contro, che avevo totalmente dimenticato, per quanto la adorassi e per quanto sia inserita in uno dei miei innumerevoli profili sul web. Sono rimasto di stucco la prima volta che al cinema l'ho sentita pronunciare, o meglio... pensare dal fidanzato del personaggio a me omonimo (nel film):
Non voglio sorprese, novità, colpi di scena, voglio che tutto rimanga come adesso. Per sempre. Anche se so che per sempre non esiste.
C'ho la tachicardia. Non so da quanto tempo non capitava ma la mia domenica di giugno ha un beat più veloce.
Il non avere nulla di chiaro di fronte a me, o dentro di me, mi porta sempre ad essere ansioso.
Se non posso prevedere quello che capiterà da qui a poco, divento una larva, non riesco a connettere cuore e cervello. Odio vivere sprazzi di vita nel buio totale dell' incertezza (non mia ma generale).
So già cosa voglio fare nella mia vita futura, so cosa mi aspetta a settembre: il test, l'attesa del risultato del test, una facoltà ed un ambiente totalmente nuovi per me e che so già che, nel migliore dei casi, potranno rendermi felice.
Tutto ciò che mi angoscia riguarda il presente e l'immediato futuro che mi sta scappando rovinosamente di mano.
E questa continua incertezza (il corsivo sta a significare il senso lato del termine) di ciò che mi potrebbe accadere da qui a poco tempo dopo, mi accompagna da circa due mesi a questa parte, cioè da quando ho deciso di cambiare e dare un'altra piega alla mia vita in modo da darne di conseguenza un'altra al mio futuro.
Mi hanno fatto notare quelli che io adesso, col senno di poi, chiamo effetti collaterali: sto cambiando.
Non so se sto crescendo. Ma sto cambiando e cambia tutto quello che c'è attorno a me. Mi hanno fatto notare che sono totalmente diverso rispetto all'estate scorsa. Mi è stato fatto notare (e qui la smetto con le anafore, giuro!) che non riesco più a esprimere i miei sentimenti; l'affetto, il rispetto e l'attaccamento ad una persona; non parlo più allo stesso modo (e qui non penso che stia influendo la vita torinese perché io noto soltanto un' accentuazione della mia cadenza siciliana e dei suoni che la contraddistinguono - spesso elementi per prendermi facilmente per il culo e per cui ho smesso di prendermela da un pezzo); non scrivo più allo stesso modo.
Mi è stata messa la pulce nell'orecchio sul mio (spero ipotetico!) conformarmi agli altri e alle persone che mi stanno attorno, assorbendone troppe caratteristiche che mi diversificano rispetto al Davide-versione-base.
Pensando a questa cosa ed avendo i dubbi su quello che sarà di me prossimamente, mi viene solo da pensare dove andrò a finire a breve e se davvero ho perso quello spicchio di personalità che mi contraddistingueva.
Mi ritenevo una persona originale.
Ma adesso non ci credo più di tanto.
No, non dirò mai Che ne sarà di me? con la zeppola come Muccino. Se mai dovessi dirlo, Bin, sei autorizzato a far esplodere uno dei tuoi sotto la mia scrivania.
... ovvero chi semina vento raccoglie tempesta. Che non c'entra niente con tutto ciò che probabilmente dirò, visto che è uno di quei post che mi vengono soltanto dal momento in cui comincio a pigiare tasti.
E' soltanto la canzone che sto ascoltando adesso, nulla di più. La traduzione, a cui io non sarei mai arrivato da solo, l'ho presa dai sottotitoli della seconda stagione di Gossip Girl che sto guardando in streaming in lingua madre, cosa che mi fa ardentemente desiderare di andare ad abitare in un paese anglofono.
Oggi si prospetta la più noiosa delle giornate, da solo, in una Torino più grigia del solito.
Il mio coinquilino è a Milano con suo padre al MADEexpo.
E io? Mi divido tra iTunes, Camel Lights e biscotti al burro provenienti dalla Sicilia.
Tutto, nella noia più totale. Mi sono svegliato alle 9, stamattina, che dio solo sa perchè così presto.
Neanche quando avevo l'obbligo delle lezioni riuscivo a svegliarmi così presto la mattina, per quanto le 9 del mattino non siano nè presto nè tardi.
Oggi, che non avevo nulla da fare o appuntamenti a cui non mancare, Morfeo mi ha abbandonato anticipatamente, porcogiuda.
Il risultato è la noia più totale.
Se i muri di questa stanza potessero parlare...
...parlerei con loro.
Non dicono una parola: sono coì asociali i muri d'oggi.
In una fredda mattina di pioggia, con gli occhi ancora gonfi di sonno, vorrei la colazione a letto, su uno di quei vassoi da letto improvvisati per l'occasione, con una tazza di caffè bollente sopra, un biscotto, quei granuli di zucchero versati sbadatamente e con un 'buongiorno!', smorzato magari da un immediato bacio in fronte; il primo!
commento #2 15:40, 27 novembre, 2008
o forse siete voi che usate sempre la solita scusa? Magari non date nulla di quel che dovreste. Pensato mai?
utente anonimo
Forse no. Magari non ho dato nulla, di ciò che in realtà avrei voluto dare.
Perchè sono impacciato? Perchè non so mai qual è la cosa giusta da fare?
Non lo so.
Molto probabilmente anche in questo campo della mia vita si ripercuote il mio essere totalmente non-perspicace.
Perchè se certe cose non mi vengono dette io non le capisco. Qui come in altre situazioni più stupide e banali.
Pensato mai?
No, ci penso solo adesso. Dopo l'ennesimo input.
E faccio l'unica cosa che un uomo sa fare, a differenza di un animale: mettersi in discussione.
Penso che stia succedendo qualcosa in questa contraddizione di paese. Penso che chi stia al potere abbia palesemente fatto sempre gli affari propri e penso che il (torna)conto personale stia un posto più in alto rispetto alla voce repubblicademocraticafondatasullavoroeccetera nella lista delle cose da sistemare.
Penso che ci voglia poco a capire che la democrazia ultimamente di demo abbia ben poco.
C'è un casino.
Una comitiva di amici ha scatenato un casino. In una nazione intera.
E per quanto questa comitiva si faccia chiamare governo, per quanto magari sia vero che veline-ministro (nuova razza creata in laboratorio come un ogm) e fascistetti (vecchia razza autoctona) vadano a braccetto, camminando coi passi sincronizzati di una legione su un ponte che prima o poi crollerà, IO penso che qualcosa di positivo ci sia, in fondo.
Forse per la prima volta mi capita di leggere, vedere, guardare, apprendere che per la prima ed improvvisa volta si sia tutti d'accordo. Tutti sono d'accordo che in democrazia il demo comincia ad aver troppo poco significato. E questa perdita di significato è una cosa che evidentemente non va proprio giù, soprattutto con quegli interventi stitici di una donnina con gli occhiali che forse non si rende conto che se un dissenso c'è è perchè c'è.
Penso che l'Italia sia già da considerarsi il terzo mondo dell' Unione Europea e credo proprio che quella comitiva di amici non abbia proprio capito nulla di questo.
C'è chi ha parlato di una ciclicità della storia, chi ha paragonato questi movimenti (che studenteschi lo sono soltanto in una piccola percentuale) ai movimenti del '68. Credo che se non cadessero quest'anno i 40 anni dal sessantotto nessuno avrebbe mai fatto un paragone del genere. Perlomeno, nessuno con un minimo di cultura storica.
Se una massa di persone dello stesso paese si è agitata e alzata forse non vuol dire che si cercano emancipazione, cambiamento dei tempi e della cultura; vuol dire che questa massa cerca di sentirsi parte integrante a casa propria, LA voce in capitolo, che alla cultura non vuol far a meno nell'avvenire (detta molto banalmente).
E la cosa mi piace perchè sostanzialmente ho sempre pensato che in Italia non ci sia mai stato un interesse generale verso la cosa pubblica, non diffuso a tal punto da toccare una grossa fetta di popolazione.
Mi viene da ridere (istericamente) quando penso ad un generico studente di lettere che in questo 'bordello' è toccato adesso come nel futuro, sia da studente come da futuro insegnate (precario).
Citando Luciana Littizzetto, la concezione di scuola-Moratti si fondava sulle 3 I: internet, inglese, impresa.
Sempre citando, l'attuale riforma si appoggia alla precedente, perfezionandola e con alla base le 4 I: internet, inglese, impresa, inculo!
Mi chiedo a cosa serva che certi individui mettano nei piani di studi delle scuole, da rendere avverniristiche, lo studio della costituzione quando proprio questi individui non ne conoscono neanche la prima riga. O forse è diventata avverniristica anche la costituzione.
Io son rimasto alla versione "L'Italia è una Repubblica democratica[...]".
Esplicitare sè stessi è la cosa più gratificante di questo mondo.