Sostanzialmente il solito

vita vissuta. nulla di più.
03/10/2009

cit.

Col trasloco rispolvero cose che non mi cadevano sotto gli occhi da tanto; quelle cose che, dato che si trovano posate sempre nello stesso posto, non le si considera più se non quando mancano, cambiano posizione, cadono o le sposti.
Ena, una mia cara amica, prima di partire per Roma o per Reykjavik, non ricordo di preciso, mi regalò una di quelle tavole di compensato che aveva dipinto durante l'inverno. A parte il fatto che mi incanto a guardare i crateri dipinti sulla luna all'estrema sinistra del quadro, non ricordavo bene il contenuto della frase scritta sopra, a grandi letere, lungo tutta la tavoletta.
E' stupenda.

"Che stupidi che siamo...
quanti inviti respinti,quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati.
Tante volte la vita ci passa accanto e non ce ne accorgiamo nemmeno".
E' presa da Le Fate Ignoranti di Ozpetek, uno dei miei film preferiti.
Quando me lo regalò e lessi la frase non mi colpì più di tanto. Era una citazione come un'altra per me. Solo oggi rileggendola ci vedo tanto dentro. Wow.
postato da Nciompo alle ore 21:12 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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19/09/2009

@ Ethan

Ehi Ethan, sono passato!
Sto dentro.
Mi hanno ammesso. :)

Grazie di essermi stato vicino. I tuoi commenti sono sempre i più graditi (e sensati)
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13/09/2009

no

Io soffro il cambiamento.
Ormai questo è chiaro.
Avrò scritto almeno altri dieci post con questo concetto di base, questo filo logico.
Io non sopporto il farmi delle basi e non potermici poggiare su.
Non sopporto il fatto di avere tanti cambiamenti in troppo poco tempo. E' una cosa che mi rende instabile e che non sopporto.
Perché ogni tanto un po' di sicurezza nella vita ci vuole, cazzo.
E io vorrei cose certe tra le mani. Non averle mi destabilizza.
Aspettare mi destabilizza.
Aspettare i risultati di questo test che deciderà la mia vita: è una cosa, Ethan, che è diventata asfissiante, logorante; me la porto dietro tutto il giorno.
Mi porto tutto in testa: dio solo sa -se c'è- quanto mi peserebbe la testa se tutto quello che ho dentro fosse materia.
Legare così tanti cambiamenti, così tanti giri di boa ad un evento soltanto è una cosa orrenda.
Un solo avvenimento, un risultato, a cui è legato (credo) di tutto. E troppe speranze, desidéri...
...come si dice...
'cose che vorresti accadessero e che ti cambiassero la vita estremamente in positivo dopo secoli che le desìderi'.

Per questo sono in un periodo 'no'.

Ed il non poterne parlare davvero con nessuno, Ethan, è frustrante.
Per quanto mi fossi ripromesso di non scrivere su questo blog per un po', lo vedo come la mia unica valvola di sfogo.
Forse solo qui riesco a tirare fuori tutto.
Sono un paranoico di merda, lo so.
Nel bene e nel male, sono Davide.

A presto
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categoria: torino, accidia, al solito, enumerazione di fatti, porcatroia, amo ergo sum


07/06/2009

ther's a "present" for you

C'ho la tachicardia. Non so da quanto tempo non capitava ma la mia domenica di giugno ha un beat più veloce.
Il non avere nulla di chiaro di fronte a me, o dentro di me, mi porta sempre ad essere ansioso.
Se non posso prevedere quello che capiterà da qui a poco, divento una larva, non riesco a connettere cuore e cervello. Odio vivere sprazzi di vita nel buio totale dell' incertezza (non mia ma generale).
So già cosa voglio fare nella mia vita futura, so cosa mi aspetta a settembre: il test, l'attesa del risultato del test, una facoltà ed un ambiente totalmente nuovi per me e che so già che, nel migliore dei casi, potranno rendermi felice.
Tutto ciò che mi angoscia riguarda il presente e l'immediato futuro che mi sta scappando rovinosamente di mano.
E questa continua incertezza (il corsivo sta a significare il senso lato del termine) di ciò che mi potrebbe accadere da qui a poco tempo dopo, mi accompagna da circa due mesi a questa parte, cioè da quando ho deciso di cambiare e dare un'altra piega alla mia vita in modo da darne di conseguenza un'altra al mio futuro.
Mi hanno fatto notare quelli che io adesso, col senno di poi, chiamo effetti collaterali: sto cambiando.
Non so se sto crescendo. Ma sto cambiando e cambia tutto quello che c'è attorno a me. Mi hanno fatto notare che sono totalmente diverso rispetto all'estate scorsa. Mi è stato fatto notare (e qui la smetto con le anafore, giuro!) che non riesco più a esprimere i miei sentimenti; l'affetto, il rispetto e l'attaccamento ad una persona; non parlo più allo stesso modo (e qui non penso che stia influendo la vita torinese perché io noto soltanto un' accentuazione della mia cadenza siciliana e dei suoni che la contraddistinguono - spesso elementi per prendermi facilmente per il culo e per cui ho smesso di prendermela da un pezzo); non scrivo più allo stesso modo.
Mi è stata messa la pulce nell'orecchio sul mio (spero ipotetico!) conformarmi agli altri e alle persone che mi stanno attorno, assorbendone troppe caratteristiche che mi diversificano rispetto al Davide-versione-base.
Pensando a questa cosa ed avendo i dubbi su quello che sarà di me prossimamente, mi viene solo da pensare dove andrò a finire a breve e se davvero ho perso quello spicchio di personalità che mi contraddistingueva.
Mi ritenevo una persona originale.
Ma adesso non ci credo più di tanto.

No, non dirò mai Che ne sarà di me? con la zeppola come Muccino. Se mai dovessi dirlo, Bin, sei autorizzato a far esplodere uno dei tuoi sotto la mia scrivania.
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28/03/2009

atu

Ieri sera ho visto, nel calduccio del mio letto scricchiolante, Across The Universe.
Risultato: canto Gli Scarafaggi in loop da un giorno intero.

All you need is love / all you need is love / all you need is love love / Love is all you need.

ENJOY!

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10/03/2009

questione di stail

Finalmente ho tagliato i capelli.

Dopo aver torturato per settimane il mio coinquilino, i miei colleghi di università e monopolizzato frase personale di MSN.. ops... Windows Live Messenger, status su Facebook e Twitter (della serie: ho una vita piatta e banale, mi lamento e lo devono sapere tutti), finalmente mi son fatto tosare.
Lo si può notare: del mio barbiere ho già parlato. E' inevitabile che io ne riparli: è come andare in India e scoprire un mondo diverso piano piano.
Il nome "Tocco Magico" dice tutto di sè e dell'ambiente.

Questa volta mi son focalizzato su due cose:
1. il nome è "Magico Tocco" e non "Tocco Magico" come credevo io. Ho raggiunto nuovi orizzonti dello scibile umano dopo aver scoperto questa cosa.
2. Da quel posto passano sempre e solo tamarri. Esempio: c'era uno con le scarpe nere, con le cuciture a rombi ('rifinitura diamante' ci suggerisce Giorgio Mastrota nelle sue imperdibili cronache eminflexiane), i buchi per i lacci col bordino dorato scintillante e ovviamente le cuciture dorate, altrettanto scintillanti.
Io non mi capacito del fatto [è utile tenere uno Zanichelli-mignon sotto al cuscino: assorbo lingua italiana per osmosi (non è vero: il mio ultimo vocabolario risale al liceo. I vocabolari sono quelli a forma di piramide tronca, vero?)] che chi entri lì abbia già un taglio perfetto e ne esca con un taglio de merda (tranne me, ovviamente, e il mio coinquilino, venuto con me per eguali esigenze di sfoltimento).

Più di una volta mi son ritrovato a pensare "Che bello il taglio di quel tizio". Pensata questa frase, in un batter d'occhio il taglio era totalmente stravolto e riverso alla tamarraggine assoluta. Come se non bastasse, il viso di colui che ha il nuovo taglio tamarro in testa trasuda felicità e soddisfazione per un lavoro ben fatto.

Adesso, visto che io non sono la perfezione (ma potrei esserlo: è che m' annoia) mi metto in discussione e penso: sarò io che sono ormai fuori moda coi miei tagli sempliciotti?
Devo forse uniformarmi alla cresta alta come la Mole Antonelliana o al ciuffo tremendamente emo come Zacchèfron?

Io vorrei conservare un tocco (magico) di dignità.
Faccio male?
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19/02/2009

(s)bavaresi

Le piccole soddisfazioni della vita:
Bavaresi con scaglie di cioccolato bianco

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Quando si dice un uomo da sposare...
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categoria: torino, sbav, yuppi


05/02/2009

what goes around comes around

... ovvero chi semina vento raccoglie tempesta. Che non c'entra niente con tutto ciò che probabilmente dirò, visto che è uno di quei post che mi vengono soltanto dal momento in cui comincio a pigiare tasti.
E' soltanto la canzone che sto ascoltando adesso, nulla di più. La traduzione, a cui io non sarei mai arrivato da solo, l'ho presa dai sottotitoli della seconda stagione di Gossip Girl che sto guardando in streaming in lingua madre, cosa che mi fa ardentemente desiderare di andare ad abitare in un paese anglofono.
Oggi si prospetta la più noiosa delle giornate, da solo, in una Torino più grigia del solito.
Il mio coinquilino è a Milano con suo padre al MADEexpo.
E io? Mi divido tra iTunes, Camel Lights e biscotti al burro provenienti dalla Sicilia.
Tutto, nella noia più totale. Mi sono svegliato alle 9, stamattina, che dio solo sa perchè così presto.
Neanche quando avevo l'obbligo delle lezioni riuscivo a svegliarmi così presto la mattina, per quanto le 9 del mattino non siano nè presto nè tardi.
Oggi, che non avevo nulla da fare o appuntamenti a cui non mancare, Morfeo mi ha abbandonato anticipatamente, porcogiuda.
Il risultato è la noia più totale.
Se i muri di questa stanza potessero parlare...
...parlerei con loro.
Non dicono una parola: sono coì asociali i muri d'oggi.
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22/01/2009

Le valse

Oggi è stata una giornata piuttosto strana.
Ho avuto in casa i padroni di casa, per un'infiltrazione, con l'idraulico di ficucia (loro).
L'infiltrazione è nella stanza 'chiusa', una stanza piena zeppa di cose, una sorta di magazzinio del mobilio dall' unità d' Italia ad ora. Per la prima volta sono riuscito avedere cosa ci fosse dietro la fantomatica porta dell'altrettanto fantomatica stanza.
L'hanno lasciata aperta. Hanno dimenticato di richiuderla a chiave.
Ovviamente io mi sono messo ad esplorarmela tutta.
Ogni cassetto è pieno di cinafrusaglie, fogli, strani libri tra cui cito 'Gelati, dolci freddi, rinfreschi, bibite refrigeranti, conserve e composte di frutta e l'arte di ben presentarli' edito dalla Hoepli a Milano nel 1926. E poi un catalogo Ikea del 1994, coi prezzi in lire.
"Divano 3 posti in pelle: 450.000 lire".
Aprendo una sorta di mobiletto-bar mi son ritrovato sommerso da fogli e foglietti, tutti sporchi, invecchiati e zuppi di polvere.
Tra tutti questi fogli, uno mi ha colpito e mi sono soffermato a leggere.
"Tema: 'la mia mamma' di Mollo Antonio. Montanaro, 9 maggio 1967".
Questo babino scriveva come Petrarca, innanzitutto. E vedeva sua madre come Wonder Woman. Una dea. Una benefattrice. Una composizione di 4 pagine di quadernetto piccolo, scritta da un bambino alle elementari esattamente 40 anni fa.
Nonostante i polpastrelli sporchi di nero, stasera mi sento tanto Amelie Poulain.

9 maggio 1967
postato da Nciompo alle ore 19:10 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: casa, miti, torino, date e dati


23/11/2008

magico tagliando

Cambiare barbiere, parrucchiere o hair-stylist (chiamatelo come ve pare) è un trauma per (penso) entrambi i sessi.
Quando poi ti ritrovi a 1550 km di distanza da casa e il parrucchiere due incroci più in là di casa tua è diventato improvvisamente troppo scomodo da raggiungere, è arrivato il momento di dare un taglio. Ai capelli e al vecchio barbiere.
Oggi ho scoperto che corso Trapani è il boulevard di parrucchieri e saloni di bellezza. Io, che non ne conoscevo nemmeneo uno, mi sono affidato alle mani di quello che ha tagliato i capelli di Leo. Si chiama Tocco Magico. Il nome è abbastanza ridicolo, lo so, ma ci manteniamo sulla ridicolaggine del nome di quello che avevo giù in Sicilia, Tagliando di Classe. Non so quale sia dei due il peggiore. Innanzitutto io non sapevo ci si dovesse prenotare. 'Devi prendere il numerino!'. Mi giro e sulla destra ho quel coso arancione che si trova in salumeria da cui staccare il talloncino triangolare col numero. Fortunatamente mancava il tabellone in rosso con su scritto 'Stiamo servendo il numero 56'. Quindi aspetto il mio turno (mezz'ora dopo, ndr.) e mi faccio avanti.
Allora, il mestiere ce lo aveva per le mani, il tizio. Mi guardava la testa come se fosse una scultura da ultimare, dava il ritocchino col dito e io piangevo dentro guardando quei ciuffi, ribelli fino a qualche attimo prima, cadere come d'autunno gli alberi le foglie. Ecco, nel mentre capisco che forse non ha acchiappato proprio il senso della mia spiegazione quando ho risposto alla domanda 'come li facciamo questi?'.
Taglia, finisce, ultima e mi spruzza uno spray all'aroma di Arbre Magique e mi passa la cera.
NO, LA CERA NO!

Si è divertito un pò a modellare e quando mi ha chiesto: 'vanno bene?' io avrei voluto rispondere 'Ennò che non vanno bene, sottospecie di giardiniere per umani: mi hai fatto la pettinatura alla Vegeta e perdipiù unto la mia ex-folta chioma! E grazzziealcazzo, mi potevi chiedere prima di insudiciarmi la testa. Muori!' anche se in realtà ho risposto con ''.
Arrivato a casa ho fatto da me. Ho dato una spuntatina qui e un'altra là per cercare di porre rimedio almeno in parte allo scempio compiuto sulla mia testa e nascosto fino alla porta del bagno col cappuccio del giubbotto.
Adesso, con 2 gradi, qui a Torino, ho le orecchie congelate, le tempie doloranti e la fronte gelata. Della serie: CHI CAZZO ME LO HA FATTO FARE.

Soffro i cambi d'immagine, neh. Tutto qui.
postato da Nciompo alle ore 04:08 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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